Trekking alla scoperta della natura e della cultura dell’Islanda

Sono Fabrizio Rovella, ho un’agenzia di viaggi dal 2004 in Algeria e da 6 anni una in Mauritania, ed organizzo da sempre trekking in Marocco, Tunisia ed in altri paesi del nord Africa. Da socio CAI quale sono da più di 25 anni, non trascuro tuttavia la passione per lo sci alpinismo, l’alpinismo e l’escursionismo, che pratico tutte le volte che l’organizzazione dei miei viaggi in Europa me lo consente

10 agosto

L’obiettivo di questo trekking è stato quello di scoprire l’Islanda sia dal punto di vista naturalistico che storico/culturale. Partiamo quindi in sette persone suddivise in tre gruppi con lo scopo di esplorare l’Islanda dal punto di vista turistico o per chi lo vorrà, più escursionistico, stando a diretto contatto con la natura dell’isola. Arriviamo di notte a Reikyavik la capitale dell'Islanda, dove ci è viene fatto subito il tampone di controllo Covid, poi tutti andiamo a riposare all'hotel, sotto un ottimo piumone, visto il tempo freddo e la pioggia battente. Purtroppo manca un bagaglio, questo vorrà dire che partiremo, per il trekking, non appena giunti al campo base

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11 agosto

Attendiamo l'esito del tampone ed il bagaglio. E subito ci si organizza per andare a vedere le balene, così come feci la scorsa volta, ma a nord a Usavik. Questa è sicuramente una delle emozioni più grandi di questi miei primi 35 anni di viaggi. Quando tira fuori la pinna o ancora meglio la coda sembra che voglia davvero darci il benvenuto. Appena rientrati a terra, un po' di cultura e visita del museo lungo mare. L'artista si chiama Olafsonn e scolpisce su legno, ferro e ceramica, alcune opere ricordano gli Inuit, Beh in fondo non siamo neanche poi così lontani dalla Groenlandia, dalla loro terra.

12 agosto

È la volta dei Puffin, le mitiche pulcinelle di mare. Le vidi 2 volte all'Isola di Runde in Norvegia dove vanno a nidificare. Anche qui dopo essere rientrati sulla terra ferma, ne abbiamo approfittato per lunghe camminate nei dintorni della capitale, godendo della vista di 2 donnole, di gabbiani e di oche.

13 agosto

Allo scadere della mezzanotte ecco il telefono in camera suonare, con la grande notizia che il bagaglio è alla reception. La mattina presto siamo al bus terminal e da qui in 5 ore al campo base con bus di linea che guada fiumi di tutto rispetto e piste degne del Sahara. Al campo base piove e fa freddo, vento forte e gelido. Ci vestiamo e via per la prima tappa da 12 km con 500 metri di dislivello. Arriviamo alla meta un po' provati dopo circa 6 ore Fortunatamente il posto nel bivacco/rifugio è molto caldo e la mattina è tutto asciutto. Siamo pronti per ripartire. Un paesaggio pieno di piccoli gheiser, con tanto di odori di zolfo ci hanno accompagnano per tutto il giorno, e che fanno venir voglia di immergersi nelle pozze di acqua bollente.

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14 agosto

Incredibile ma vero, c’è il sole, il cielo blu, ma anche vento gelido. Si parte, oggi ci sono altri 12 km. Colazione con tè caldo, latte condensato, miele ed ovomaltina. Pensavamo di avere già degli zaini pesanti, ma qui, favoriti da dislivelli quasi nulli i trekkers viaggiano con zaini da 80/100 litri, con tende, materassino, sacco a pelo, fornello e cibo. Noi mangiamo e dormiano in un accogliente caldo e pulitissimo bivacco/rifugio. Anzi regaliamo parte del cibo a 4 italiani che fanno tappe lunghe il doppio delle nostre. Ma ci consoliamo con buste alimentari istantanee locali buonissime, contenenti cus-cus con lenticchie, agnello, montone, pesce, davvero di alta qualità senza poi dimenticare la carne secca.

Ci siamo muniti di power bank, perché è impossibile caricare gli apparecchi telefonici e fotografici. I pannelli solari ci sono, ma c'è troppo poco sole. Dall'alto vediamo il nostro nuovo bivacco. È un luogo da sogno, intorno ad un lago, circondato dalle montagne. E sorpresa, incontriamo il primo di una lunga serie di guadi, da fare a piedi. Questo corto, con poca corrente e con una corda fissa. Ma l'acqua arriva direttamente dal ghiacciaio. Dicono che faccia bene alla circolazione, sarà!...

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15 agosto

Sempre sole caldo e cielo blu, non ci sono più le mezze stagioni. E non c'è più l'Islanda di una volta, sempre piovosa, fredda, nuvolosa. In realtà abbiamo quasi sempre come compagno di stanza uno sloveno solitario, che di mestiere fa l'ingegnere informatico e che ci azzecca sempre con il meteo. Oggi è un caleidoscopio di paesaggi e di colori unici al mondo. Alcune volte sembra di stare in Amazzonia tanto le montagne e le colline sono tappezzate di verde, altre volte in Iran, con i suoi altopiani, bruciati dal sole e brulli, ed altre ancora sembra di essere in Mongolia dove vallate lunghe 15 volte la Val Ferret accompagnano il nostro cammino. Ad un tratto arriviamo ad un guado da paura, lo faremo in mutande, tanto l'acqua è alta, la corrente forte e ghiacciata. C'è una Torre di Babele di lingue in italiano, francese, inglese, fiammingo, spagnolo, portoghese, islandese. Non si contano le attività outdoor, mtb e bici assistite, fuoristrada, moto da enduro, buggy, cavalli e naturalmente di trekking. Per finire in bellezza arrivano sul tardi delle tailandesi, simpaticissime e chiacchierone.

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16 agosto

La schiena comincia a dare segni di insofferenza con ogni giorno 6 ore circa di zaino pesante. Oggi tappa da 16 km. Partiamo per ultimi, fa di nuovo bello e le giornate sono talmente lunghe e piene di luce che lo slow travel la fa da padrone. Paesaggio di nuovo che ci sorprende. Questa volta è un miscuglio di Svezia e Finlandia ad attenderci. Betulle, qualche conifera ed udite udite, funghi come se piovesse ma di quelli buoni, buonissimi, i mitici boletus.

Mi viene il sospetto che qui non li si raccolga, ma considerato il peso dello zaino seguo l’esempio degli altri: giunti al rifugio e recuperate un po' di forze eccomi con bastoncino e sacchetto all'opera, 20 minuti per 2 kg di funghi. Risotto ai funghi alla sera per quasi tutto il rifugio. In cambio una guida islandese ci prepara dell'ottimo salmone con panna. Lo stesso cuoco ci aveva già deliziato la seconda sera con una zuppa tipica islandese a base di verdure ed agnello.

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17 agosto

Il bus che ci deve portare nella capitale parte alle 15,45 per cui non contento dei 60 km percorsi in 4 giorni, la mattina parto con zaino leggero in perlustrazione. WC pubblici per i trekker da far invidia ad un hotel 5 stelle. E poi cominciano le emozioni. Prima un guado ingrossatosi dopo 3 giorni di sole che hanno sciolto il ghiaccio in alto e poi non capendo così bene l'inglese, visto che passo 6/8 mesi all'anno nel Sahara francofono, all'uscita dell'autigrill, non trovo più il bus. Panico, tutti i bagagli erano dentro e la sosta era stata di soli 5 minuti. Quando vedo l'autista con i nostri zaini intento a trasferirli sul nuovo bus, tiro un sospiro di sollievo. Partenza per la capitale, con nuovi guadi ma questi fatti al caldo ed all'asciutto dell'abitacolo del bus.

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18 agosto

È la volta di fotografare con un po' di fortuna le foche. Altro animale simbolo del grande nord. Lo scorso viaggio ne vidi solamente una e da lontano, ma quest'anno siamo stati decisamente più fortunati. E siccome avevamo chiamato questo viaggio “Islanda tra Natura e Cultura”, eccoci immersi tra i musei della capitale. Questa volta è toccato alla Saga dei Vichinghi. In realtà alcune scene parecchio truci fanno pensare ad un film di Dario Argento, ma la loro storia di grandi navigatori ed esploratori è davvero affascinante. Visto che raggiunsero le coste dell'attuale America Settentrionale ben prima del buon Cristoforo Colombo.

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19 agosto

Ultimo giorno e per non dimenticarci che siamo in Islanda, eccoci sotto una discreta pioggia. In un ristorante del centro assaggio un specialità croata. Si tratta di una mega pagnotta di forma rotonda, completamente svuotata al suo interno e riempita di brodo denso con carne di manzo e di agnello. Ovviamente bissiamo. Nonostante sia un carnivoro nato, non mi sento di assaggiare né la balena, né la pulcinella di mare. Corpo nutrito, continuiamo a nutrire anche lo spirito con altri 2 musei. Quello della cultura e quello di arte moderna, dove vecchie fotografie sono alternate a quadri, che ci fanno vedere il passato di quest'isola. In realtà non fossero in bianco e nero sembrerebbero attuali, vedendo i maglioni tipici in lana già in voga allora con colori pastello, così come quelli delle case, tutt'oggi. Qualche bella scultura come quelle di Olafsonn già incontrato il primo giorno.

Quello di arte moderna, che io poco capisco ed apprezzo, ci fa subito notare come opere risalenti agli anni 70, parlino già di stress, di uomo sfruttato, di menti manipolate e appare davvero strano uscire e ritrovare un ordine ed una pulizia che rasentino la perfezione. Piste ciclabili che sembrano da record di velocità, pur con qualche oca che le attraversa con i suoi piccoli per raggiungere un laghetto lì vicino. Belli, ben fatti, molto curati. Grazie Islanda per averci accolto in piena wilderness e con nostra grande sorpresa aiutati da un gran bel sole in perfetto stile Sahara... mon amour!

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Si ringraziano:
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