Reportage Ai “confini” del mondo

Siamo attori, quasi passivi di un momento che poche volte l'umanità intera ha vissuto.

Penso alla scritta STAYATHOME, vista e letta sui social ed alla TV. E penso che essere qui in Mauritania sia davvero una fortuna, si tratta di un'oasi felice in tutti i sensi. Un solo decesso e 7 casi tutti guariti. Mauritania il Paese del Silenzio e del Vento. Del silenzio perché per essere grossa 3 volte l'Italia, conta solo 3 milioni di abitanti ed ha distese di sabbia tra le più grandi al mondo. E del vento, perché il quadrante di nord ovest non conosce barriere fino alle montagne dell'Hoggar in Algeria, celebri grazie a Frison Roche. Ho appena finito di leggere "I due fili della mia esistenza", del grande Massimo Mila, musicologo ed accademico del Club Alpino Italiano.

montagne di sabbia 2

E qui seduto su una duna, con il vento che mi accarezza il viso, penso ai miei due fili. La montagna ed il deserto, che tanto hanno in comune. Per me la montagna è sinonimo di neve e ghiaccio, e forse è per questo che tutte le mie gite hanno come meta la Valle d'Aosta più che le Dolomiti. Neve che mi porto dentro come un ricordo ancestrale, da quando nelle elementari per poter andare a scuola si scavava un pasaggio tra due muri di neve appena caduta. E poi le prime discese con bob e slittino a Coazze. Fino al passaggio allo sci alpino, per poi passare allo sci nordico con tanto di 3 edizioni della Marcialonga in Trentino, quando era più il tempo di attesa per prendere lo skilift che non quello per la discesa stessa. E siccome la scuola che ho citato si chiamava Duca degli Abruzzi, io come un piccolo esploratore armato di ciaspole, cominciai a girovagare per le Alpi di Piemonte e Valle d'Aosta, con qualche piccola puntata, tempo permettendo nel Triveneto. Nel 1992 il primo viaggio sahariano in Marocco mi fece conoscere un mondo fatto di sabbia, ma anche di roccia e nell'alto atlante anche di neve fino a quota 4000. Come disse il grande Theodore Monod, in vista delle dune del Sahara marocchino e mauritano, lui oceanografo di fama mondiale "quale dei due oceani mi rapirà?". Ebbene io credo di essere stato rapito in egual misura, senza contare che il Sahara, il Padre di tutti i Deserti annovera montagne di 3000 e 4000 metri. I popoli che vivono in questi due miracoli della natura, non si accontentato di dire semplicemente sabbia e neve. Dovete pensare che i Tuareg, i signori del deserto, i famosi Uomini Blu, hanno almeno 30 nomi per definire la sabbia, perché è l'elemento che li accompagnerà tutta la vita. La donna tuareg partorisce stando chinata per terra, affinché il bambino una volta uscito tocchi subito la sabbia.

Nelle nostre montagne e poi sempre più a nord, fino nelle terre degli Inuit, la neve ed il ghiaccio, così come la sabbia per i nomadi hanno, almeno trenta nomi. Sono ambienti estremi, ma non amo definirli ostili, bisogna entraci con rispetto ed amore e si verrà accolto come dei figli, così come i loro stessi abitanti. Ed in questo momento drammatico che stiamo vivendo penso all'amico e grande alpinista Sergio De Infanti quando mi portava nel bosco e mi insegnava cosa tagliare e cosa no. Ed alla sua frase più bella: "Perché la Vita è domani"

Fabrizio Rovella

Rivista "l'Escursionista"

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